COME IMPARARE I KANJI: 3 TECNICHE BASE

03

Set

COME IMPARARE I KANJI: 3 TECNICHE BASE

Category : lingua giapponese / by

Imparare i kanji è una delle parti più complicate da affrontare quando si studia la lingua giapponese.

Ricordo i tempi dell’università, quando io e i miei compagni ci scambiavamo sguardi pieni di disperazione davanti alla lista di vocaboli che avremmo dovuto memorizzare.
Sì, è vero, ci piaceva esagerare nelle nostre reazioni, ma non fatevi ingannare:  l’impegno richiesto era notevole e ne eravamo ben consapevoli.

LE DIFFICOLTÀ DI IMPARARE I KANJI

Pensateci un attimo.
Un conto è studiare una lingua come il tedesco e dover imparare parole come Freundschaftsbeziehungen (rapporti di amicizia). Più che una parola, è uno scioglilingua ed è pure maledettamente lunga! Però, per quanto sia difficile, è in qualche modo relazionabile alla nostra realtà di italofoni e, di conseguenza, è relativamente facile da memorizzare.

Un altro conto è imparare questo: 離婚裁判.
Non c’è nulla, apparentemente, che possa aiutare un principiante a capire il significato o la lettura di questo termine. (Giusto per informazione, si legge rikon saiban e significa causa di divorzio).
Siamo abbandonati a noi stessi.

Come se non bastasse, sembra esserci una sorta di incantesimo malefico che colpisce la memoria di chiunque studi i kanji. Così, per ogni kanji imparato, 9 vengono simultaneamente rimossi!

…sapeste quante invocazioni ad Inugami viaggiavano tra i banchi dell’università…

Or dunque, se il disagio che sto descrivendo vi è familiare e state cercando soluzioni per rendervi lo studio un po’ più semplice, ecco a voi 3 tecniche per imparare i kanji che io stessa ho sperimentato.

Chiaramente, non sono portatrice di verità assolute e potrebbe essere che su di voi queste tecniche non abbiano alcun effetto. In ogni caso, conoscerle non vi farà male.

RIPETERE, RIPETERE E RIPETERE

Gli inglesi dicono “Repetition is the mother of skills“, ovvero più ripetete una cosa e più diventerete bravi a farla.

Questo vale anche per il giapponese.

Prepararvi delle liste di vocaboli da ripetere ogni giorno e puntare alla memorizzazione per sfinimento è certamente la tecnica per imparare i kanji più usata.

Quello che io vi consiglio è di andarci piano.
Non fissatevi con l’idea di imparare 20 kanji una volta al mese, anche se fossero kanji facili!
Imparatene solo 2 al giorno e andate in accumulo.
Oggi 2 kanji.
Domani 2 altri kanji + la ripetizione di quelli di ieri.
Dopodomani altri 2 kanji + i 4 dei giorni precedenti.
E così via.

Alla fine, vedrete che alcuni vi entreranno in testa per rimanerci per sempre e altri, per quanto li ripetiate, non riuscirete a memorizzarli. Questi ultimi saranno il vostro punto debole.

La lista perfetta è composta di 3 colonne che potete nascondere in base al tipo di esercizio che volete fare: la colonna con i kanji, quella con la trascrizione in hiragana e quella dei significati.

FANTASIA PORTAMI VIA

Se vi siete appena avvicinati al fantastico mondo dei kanji, vedrete che i primi che imparerete saranno davvero semplici: pochi tratti, forme facili, poche letture, significati chiari.

Se invece siete più avanti nello studio, sapete già quanto complessi possano diventare (vedi il suddetto rikon saiban).

Uno degli stratagemmi più popolari tra me e i miei compagni di corso consisteva nell’inventarci di sana pianta delle storie a partire dalla somiglianza del kanji con qualcosa che ci era familiare. Storie che avessero ovviamente a che fare con il suo significato.

Se non vi è chiaro, posso capirlo! Provvedo subito a farvi l’esempio più eclatante.

Questo kanji, , è la radice del verbo dimenticare.
Ebbene, non vi pare che il “disegnetto” in sé ricordi una pentola sul fuoco? Anzi, una pentola DIMENTICATA sul fuoco. È così che, all’epoca, nella mia testa si è creato indissolubilmente il legame tra e dimenticare.

Vi sembra assurdo? Lo è, ma funziona.

Le storie che potete inventarvi sono infinite e sono a totale discrezione della vostra immaginazione.

L’ORIGINE DEI KANJI

Questa è la tecnica per imparare i kanji giapponesi più complicata, ma è anche la più affascinante.

Si tratta di andare a scovare la vera origine del kanji. Una volta capito cosa i creatori volessero raffigurare con quei simboli, e come il significato si sia evoluto nel tempo, ecco che quel kanji sarà molto più facile da ricordare.

Spesso, infatti, le storie nascoste dietro ai kanji sono piene di poesia e raccontano di una società, quella cinese (eh sì, perché i kanji sono la versione nipponica degli hànzì cinesi), con una nitidezza da lasciare stupefatti.

L’unico problema è che trovare queste storie originarie non è poi così semplice.

Se vi interessa e abitate vicino a Venezia, periodicamente organizzo dei workshop dedicati proprio alle storie nascoste dietro ai kanji. Durante i workshop racconto queste storie e insegno ai partecipanti a scrivere con china e pennello. Per maggiori informazioni, controllate la pagina degli eventi.

Vi porto uno delle storie che più mi hanno colpita.

Questo è il kanji che indica la risata, il ridere .
È formato da due kanji, uno superiore che significa bambù 竹 e uno inferiore  che, in antichità, rappresentava una persona con la testa rivolta all’indietro.

Ora, il collegamento tra il ridere e una persona con la testa reclinata all’indietro è facile, dato che quando ridiamo di gusto tendiamo a sollevare il mento. Ma il collegamento col bambù?
Ebbene, per gli antichi cinesi le risate avevano un suono che ricordava il rumore del vento attraverso una foresta di bambù! Quindi,  la rappresentazione di una persona con la testa inclinata all’indietro unita al suggerimento grafico di un  suono, quello del vento fra il bambù, danno come risultato una risata.

Sono sicura che non vi dimenticherete mai più che questo kanji si riferisce al ridere!

E LA LETTURA DEI KANJI?

Le tecniche che vi ho indicato possono essere mescolate tra loro ma, come vedete, sono utilissime soprattutto per ricordare il significato dei kanji.

Per quanto riguarda la loro lettura, mi dispiace ammetterlo, ma non ci sono scorciatoie: vanno imparate a memoria.

C’è chi preferisce memorizzare le diverse letture dei singoli kanji e chi invece preferisce imparare la lettura di vocaboli già composti.
Io appartengo al secondo gruppo.

Ma non preoccupatevi! In linea di massima, man mano che andrete avanti ad imparare kanji, vi verrà abbastanza automatico individuare la lettura corretta per un buon numero di parole.

In ogni caso, volete sapere cosa fa davvero la differenza quando si studiano i kanji, la loro scrittura e la loro lettura? L’esercizio!
Quindi, dateci dentro! がんばろう!!

E se cercate un po’ di risorse gratuite per imparare kanji, cliccate qui.

 

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