WABI SABI, IMPERMANENZA E CAPACITÀ DI ACCETTARE SE STESSI

17

Gen

WABI SABI, IMPERMANENZA E CAPACITÀ DI ACCETTARE SE STESSI

Category : cultura giapponese / by

Wabi sabi 侘寂 è una parola giapponesi meravigliosa ma intraducibile. Pensate che gli stessi giapponesi faticano a darne una definizione precisa.

Per semplificarci la vita potremmo dire che descrive sia un codice estetico che una visione del mondo.

Non è infatti un elemento che può essere indicato chiaramente, ma un qualcosa che pervade le opere d’arte e d’artigianato, l’architettura, la cucina, lo stile di vita, la mentalità giapponesi e anche l’approccio verso la natura. Si potrebbe dire che è una sensazione.

In tutta questa vaghezza l’unica cosa cerca è che è intrinsecamente legato alla bellezza, una bellezza che però si basa su canoni diversi dai nostri.

WABI SABI E BELLEZZA

Per noi europei la bellezza è profondamente legata alla simmetria, all’assenza di difetti, al nuovo, al grandioso. Volete un esempio? Pensate alla chiesa storica della vostra città: imponente, riccamente decorata (magari da artisti famosi del passato), ben conservata, rispettosa delle proporzioni, costruita con materiali pregiati, capace di lasciare i turisti a bocca aperta e di conservare la sua magnificenza nel corso dei secoli.

Ecco, per i giapponesi le cose sono decisamente diverse!

La bellezza del wabi sabi è una bellezza zen (tanto apprezzato dai samurai), legata alla naturalezza, all’irregolarità, alla semplicità, alla rusticità.
Bella è una ciotola che presenta qualche imperfezione perché prodotta con materiali naturali che risentono del trascorrere del tempo. Sono proprio le crepe, gli scolorimenti, le ossidazioni e le asimmetrie a renderla meravigliosa. Ma a renderla tale è anche il suo essere grezza ed essenziale: il materiale di cui è fatta è al suo stato naturale, non raffinato né decorato.

Qualcuno potrebbe trovare questo stile un po’ troppo povero o monotono, in realtà è il trionfo della spontaneità e dell’accettazione delle cose per ciò che sono. 

L’estetica wabi sabi non ha la smania di essere perfetta, di elevarsi rispetto ai comuni mortali e di porsi al centro dell’attenzione. Al contrario, le sue imperfezioni e la sua impermanenza la pongono al nostro stesso livello.

WABI SABI E IMPERMANENZA

I giapponesi non temono la transitorietà di ciò che ci circonda e della vita stessa.

Ciò che è wabi sabi (come la ciotola segnata dal tempo, un tappeto di foglie cadute o una vecchia casa) è la manifestazione di una verità che, in realtà, anche noi europei conosciamo: il famoso “tutto scorre” di Eraclito! Ogni cosa è destinata a cambiare e a finire.

Nel wabi sabi questa consapevolezza non genera paura o rabbia, ma accettazione e focalizzazione sull’essenziale.

Quando si percepisce il wabi sabi ciò che si prova è simile a una dolce malinconia…

PERCHÈ AVERE UN PO’ DI WABI SABI FA BENE

Detto ciò, il wabi sabi è una visione della realtà che vale la pena introdurre, almeno un poco, nel nostro quotidiano.

Almeno per due motivi.

1) Accettare il nostro destino
La cultura occidentale ripudia la morte, considerata spaventosa e da evitare anche solo col pensiero. La teniamo lontana
 e viviamo fingendo che non esista. Eppure, tutti noi moriremo!
Dunque, come cambierebbe la nostra vita se da oggi imparassimo ad accettarla e la trasformassimo da fonte di dolore a motivazione per godere di questo miracolo?

2) Accettare la nostra natura imperfetta
La cultura occidentale impone di essere perfetti e di successo. Rughe, chili superflui, debolezze e bizzarrie è meglio tenerli nascosti e, se possibile, eliminarli.
Cerchiamo di conformarci, chi più chi meno, a un modello di persona ‘giusta’ perché crediamo che sia il modo di guadagnarci la stima, l’accettazione e, infine, l’amore degli altri.
Se però ci fermassimo un attimo a pensare, ci renderemmo conto che il prezzo da pagare è alto: è la perdita della nostra identità.
Le nostre rughe raccontano la nostra storia e quelle che crediamo siano debolezze in realtà possono essere delle risorse. Quindi, come cambierebbe il nostro stato d’animo se da oggi smettessimo di volerci diversi e iniziassimo a rimanere affascianti dalla nostra persona così com’è?

Il wabi sabi ci può aiutare proprio ad accettare le cose per quello che sono, compresi le imperfezioni, il cambiamento e la morte. E a trovare del bello in tutto ciò!

In ultima analisi, il ci può offrire un modo per imparare ad amare noi stessi per ciò che siamo. Perché noi per primi siamo imperfetti, impermanenti e, nonostante ciò, belli.

 

[foto tratta da Wikipedia]

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